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mercoledì 23 settembre 2009
Recensione: District 9
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lunedì 17 agosto 2009
Recensione: S.Darko

A distanza di quasi un decennio da Donnie Darko esce questo suo sequel, con protagonista la sorellina di Donnie, Samantha, all'epoca del primo film poco più che undicenne e oggi invece teenager in cerca di se stessa. Va detto subito: dietro la telecamera questa volta non c'è Kelly, ma tale Richard Fisher, e il film, più che essere un vero seguito, è più che altro un film basato sui personaggi inventati da Kelly. Poco male, si potrebbe pensare: in fondo, l'unico seguito di Donnie Darko possibile dovrebbe consistere nel raccogliere l'immaginario collettivo degli anni 90, con una colonna sonora a base di Nirvana e Pearl Jam e acconciature da prima stagione di Friends. Ecco, purtroppo Fisher ha puntato il riflettore sulla zona sbagliata: c'è qualche riferimento alla cultura pop anni 90, ma i Duran Duran, anziché essere sparati prepotentemente in sottofondo, vengono solo nominati in un dialogo, i riferimenti alle pellicole di culto di quel periodo sono presenti, ma ci si limita a menzionarle senza troppo senso, c'è qualche riferimento a X-Files, ma solo i fan sfegatati del telefilm potranno comprenderlo etc. etc. Fisher in realtà si è focalizzato su un altro aspetto di Donnie Darko, quello fantascientifico, basato sui viaggi nel tempo e i paradossi spazio-temporali. Il film potrebbe tranquillamente svolgersi in un momento qualsiasi degli ultimi trenta anni, ed è un peccato che il micromondo di personaggi creato da Kelly si muova su uno scenario tanto piatto, desolante e privo di mordente quale quello del deserto californiano.
Se Donnie Darko, nel bene e nel male, è diventato un piccolo cult, probabilmente la stessa sorte non toccherà a questo suo sequel, ed è un peccato, perché il materiale per girare un ottimo film c'era, ma probabilmente l'intuizione giusta sia venuta in mente al regista sbagliato.
giovedì 9 luglio 2009
Ely Stone - prima stagione

giovedì 25 giugno 2009
Recensione: Miss Marzo

Nonostante il fatto che sia stato invitato all'ultimo Festival di San Remo, Hugh Hefner qui in Italia è ben lontano dall'essere un'icona. Certo, il marchio di Playboy è noto a molti, ma è per lo più sprovvisto di quell'aurea magica che la Playboy Mansion può avere negli Stati Uniti, e al buon Hugh si riallaccia solamente l'idea dell'arzillo vecchietto in vestaglia contornato da belle bionde. Questo Miss Marzo ha nella presenza di Hefner e del suo stuolo di conigliette la sua ragione d'esistenza: il giovane Eugene, rimasto in coma pochi minuti prima di avere il primo rapporto con la sua ragazza, si risveglia dopo quattro anni e scopre che la sua bella ha iniziato a posare su Playboy. Assieme al suo bizzarro amico Tucker Cleigh viaggerà per gli Stati Uniti per cercare di riconquistare la sua ragazza nel più improbabile dei luoghi: la Playboy Mansion.
Ovviamente la storia non è nient'altro che un pretesto per mettere insieme una serie di gag e battute, quasi sempre a sfondo sessuale. Gli autori hanno saccheggiato le commedie americane più di successo dell'ultimo decennio (Road Trip, American Pie, Scemo e più Scemo) riadattando alcune scene di questi film quel tanto per non poter parlare di plagio. Ad esempio, il segmento più riuscito del film è quello in cui i due protagonisti si ritrovano a guidare l'automobile di due lesbiche che passano tutto il viaggio a fare sesso, peccato che la scena in questione ricordi sia il finale di Scemo e più Scemo, sia una scena analoga del secondo American Pie. Persino i due protagonisti ricordano visivamente il giovane Jim Carrey e Sean W. "Stiefler" Scott. Il problema principale di questo film è uno: si ride poco, e le scene riuscite sono per lo più scopiazzate da altri film del genere. A meno che non siate succubi del carisma di Hefner e della Playboy Mansion, difficilmente aspetterete in trepidante attesa il momento dell'arrivo del duo protagonista al quartier generale della rivista.
Chi ha un santino di Hugh Hefner nel portafogli magari lo troverà anche piacevole, e forse anche coloro che per motivi anagrafici non hanno gustato l'età dell'oro (si prenda il termine con le dovute molle) delle teen comedies americane potranno farsi qualche risata. Tuttavia, se avete adorato personaggi come lo Stiffmeister non potrete far altro che scuotere la testa in segno di disapprovazione ricordando le risate che questo genere di film vi aveva regalato.
martedì 16 giugno 2009
Recensione: l'ultima casa a sinistra

Questo l'Ultima Casa a Sinistra (da ora, lUCaS) è il remake dell'opera prima di Craven: chiunque abbia visto Scream sarebbe in grado di riconoscere la mano del regista anche senza essere a conoscenza di questo dato al momento di entrare in sala. Tuttavia, alla regia di questo lUCaS non c'è Craven (e neanche Lucas, ok, vado ad autoflagellarmi), ma l'esordiente Tennis Iliadis, con il buon Wes nel ruolo di produttore.
La giovane Mari Collingwood e la sua amica Paige vengono rapite dalla banda di Krug, un criminale appena evaso. Krug, anziché sbarazzarsi delle ragazze immediatamente, le porta nella foresta antistante il luogo del rapimento. Durante il viaggio avverrà una colluttazione che costringerà i criminali a chiedere ospitalità proprio alla famiglia di Mari. Una serie di coincidenze porterà i Collingwood a capire l'identità dei loro ospiti: fino a che punto i coniugi si spingeranno nella loro vendetta?
Se si dovesse trovare un aggettivo che riassuma l'intero film, tale attributo sarebbe sadico. C'è pochissima suspense nel film, non si salta mai sulla sedia in preda allo spavento susseguente a qualche colpo di scena. In compenso, si passa parecchio tempo con la faccia in espressione di disgusto dato l'enorme quantitativo di dolore che viene portato in scena: c'è sempre qualcuno che viene picchiato o a cui vengono inflitte delle torture quanto più dolorose possibile, con la telecamera che cerca puntualmente l'inquadratura migliore per trasmettere la sensazione di patimento. Si soffre parecchio per osmosi, quindi, e se questa idea vi aggrada sappiate che una certa dose di masochismo potrebbe essere l'unico buon motivo per vedere questo film. Qui la violenza non si immagina, ma viene proposta continuamente, senza i soliti mezzucci che rallentano l'azione; tuttavia, tolta questa bella dose di brutalità, allo spettatore non rimane proprio niente.
giovedì 4 giugno 2009
Recensione: Ca$h, fate il vostro gioco

E' noto che i prolifici titolisti italiani amino aggiungere sottotitoli e doppi sensi dalla dubbia fattura ai nomi dei film provenienti dall'estero. Tuttavia, può darsi che la crisi abbia tolto qualche posto di lavoro a questi geni del marketing; il risultato è che per questo Ca$h è stato aggiunto il medesimo sottotitolo utilizzato qualche anno fa per Ocean's Eleven.
Oltre che al sottotitolo, Ca$h ha in comune con il film di Sorderbergh il genere: trattasi di un film di truffe, in cui ci sono dei truffatori, dei truffati e tutta una serie di doppi, tripli, quadrupli giochi che renderanno chiara l'identità del "pollo" di turno solamente all'ultima scena. A condire il tutto aggiungiamo dei ladri che ricordano nei modi di fare Arsenio Lupin (nonostante il "$" nel titolo questo film è francese e tutti i personaggi parlano in Euro), i soliti poliziotti dalla dubbia moralità e qualche criminale ultrapotente a cui il protagonista, il classico pesce piccolo con ambizioni megalomani, finirà inevitabilmente per pestare i piedi.
Ciò che manca terribilmente a questo film è il brio: nonostante la loro imprevedibilità, i film sulle truffe in realtà si muovono su binari piuttosto classici, con i continui capovolgimenti di fronte a dare pepe alla pellicola. Ecco, in Ca$h i ritmi sono invece piuttosto blandi, e i capovolgimenti di fronte forse sono anche troppo frequenti, talmente frequenti che finiscono per non stupire più lo spettatore.
Da segnalare (in negativo) la recitazione e soprattutto la dizione di Valeria Golino: in un film in cui tutti gli attori sono stati doppiati in un italiano ineccepibile, sentire la futura signora Scamarcio parlare con un'inflessione che chiamarla dialettale è farle un complimento fa decisamente un brutto effetto. Immaginate di sentire Martufello a una riunione dell'Accademia della Crusca e forse vi farete un'idea di quanto stoni la voce della Golino nel film.
Insomma, Ca$h non ci è piaciuto. E' vero che di film sulle truffe ne escono al massimo un paio all'anno, ma gli amanti del genere forse otterrebbero il solo risultato di avere dei poco gradevoli déjà vu. Chi invece non è avvezzo al genere può trovare della alternative molto più interessanti in videoteca.
martedì 2 giugno 2009
Dannati bolscevichi...

